Tratto da: ARCHIVIO - MENSILE DI ARTE - CULTURA - ANTIQUARIATO - COLLEZIONISMO -INFORMAZIONE ANNO XXVI - N. 3 MARZO 2014 PAG 26
Il Museo della. Stampa - Casa Stampa. tori di Soncino (CR) dallo scorso 23 febbraio
al 9 marzo, ospita la mostri personale "Incidere il tempo" opere
di Gianni Favaro. L'esposizione, che
gode dei patrocini di
Provincia di Cremona e Comune di Soncino, Sistema
Museale Cremonese, M.O.e.Se., è visitabile da martedì al venerdì dalle
10.00 alle 12.00 il sabato e i festi vi dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.30
alle 17.30.
"Dalla natura" , acquaforte, acquatinta |
Gianni Favaro: sorprendere le cose "Come saranno le
cose quando non le stiamo guardando? - si chiedeva in 'Il quaderno', Bollati
Boringhieri, Torino 2009, nel quale aveva raccolto i propri interventi, sul suo blog, aperto, con
entusiasmo giovanile, in tarda età, José Saramago, premio Nobel portoghese per la letteratura, - Da bambino ponevo
spesso questa domanda che mi sembra ogni giorno meno farneticante ...
Credevo allora che le cose, quando sono sole, fossero
diverse ... pensavo che se avessi
regolato una macchina fotografica in modo che scattasse automaticamente in una
stanza in cui non ci fosse alcuna presenza umana, sarei riuscito a cogliere le cose alla sprovvista,
e a conoscere così il loro reale aspetto. Dimenticai che le cose sono più
scaltre di quel che sembrano e non si lasciano ingannare tanto facilmente:
sanno molto bene che all'interno di ogni macchina fotografica c'è un occhio
umano nascosto ... ".
"L'anticamera dell'inferno" acquaforte |
alle creazioni di Gianni Favaro, incisore nato a Mogliano Veneto (TV) il 25 marzo 1949, artista raffinatissimo, di singolare e personale poesia. Ha la lieve malinconia, asciutta e riservata, della tradizione letteraria e culturale veneta: dei veneti di terraferma che sembrano avere una particolare nostalgia per un mare e cieli che sono vicini, ma che anche non appartengono alle terre dell'interno, per una Venezia lontana, sognata più che vissuta. Ma ha anche la straordinaria abilità di fare di ogni sua immagine una storia, allusiva e lieve nel silenzio delle cose, nel dialogo senza parole tra le immagini, rimandano a stagioni lontane - contrassegnate da una cartolina appesa al muro, da una conchiglia che risuona in un interno di mormorii di onde che ancora non si spengono, di manifesti, disegni, quadri appesi, fiori appassiti, solitudini struggenti nell'abbandono dell'ora senza tempo, nella sospensione di ogni accadimento, in un fluire senza emozioni e senza pensieri -.
I
l passo suggestivo di Saramago, dal quale siamo partiti,
che tanto si adatta alla fantasia e alla abilità di Favaro, può essere
completato con l'osservazione di Marcel Proust in "Dalla parte di
Swann": "Forse l'immobilità delle cose intorno a noi è loro imposta
dalla nostra certezza che sono esse e non altre, dall'immobilità del nostro
pensiero nei loro confronti". Per cui di fronte loro siamo noi fermi,
incapaci di relazionarsi davvero, di
illuminarle con la nostra umanità.
"Natura in posa", acquaforte, acquatinta |
Far parlare le cose è il compito che si è assunto Favaro in
una serie di opere, che ingiustamente si potrebbero definire "nature
morte", e che in origine, nel Seicento fiammingo, furono dette invece
"vie coye", "Still-leven", cioè "vita silente,
immobile" o, come sintetizza Roberto Longhi con una curiosa espressione da
cacciatore "soggetti oggetti di
ferma", definizione che sottolinea come in questa conografia si confondano, come vedremo, il
soggette e l'oggetto, l'individualità interiore ed il mondo esteriore in uno
svelamento radicale, senza né mediazioni né infingimenti possibili.
La natura morta si pone fuori dal tempo fuori dalla
corruzione, in un eterno presente che raggela le forme, pietrifica le cose, le
oggettiva in una esasperazione tale da non dare ad esse un futuro. E Ia vita
degli oggetti non ha i ritmi della nostra, dell'uomo.
Eppure questi oggetti collocati su un piano, esaltati nella
loro singolarità individuale, con spazi intorno ben definiti, con atmosfere
rarefatte, dialogano in modo sottile tra loro, in un certo senso, direi che congiurano tra loro, e,
finiscono per raccontare una storia, per evocare
un giorno lontano, il tempo di
un'altra vita, forse, per come sono accostati, ciascuno definito in se stesso,
me sottilmente.in relazione cori gli altri, con la parte dello sfondo che non è
mai spoglia, ma riporta una immagine, che indica un altrove e lo mantiene
presente in una eterna sospensione.
"Voglia di mare" acquaforte, acquatinta |
L'assenza della presenza umana è in realtà trasformata in
una specie di evocazione, di allusione, una assenza/ presenza: mani hanno disposto e collocato
quegli oggetti in angoli riservati e marginali di stanze, corridoi, ambienti di
cui costituiscono solo una piccola parte, ma significativa perché racconta
intatta ed intoccabile -
questo è un altro aspetto evidente, il fatto che
queste composizioni di oggetti non sono soggette a modifiche, ma hanno una loro
interna durata che allenta ancor più lo scorrere del tempo.
"Ingresso", acquaforte, acquatinta |
Su di loro si posa la luce, a segnare il trascorrere del giorno, senza alcun riferimento all'ora e ai
punti cardinali da cui proviene: una
luce dolce, nitida, ma anche come ovattata, senza durezze, senza ombre decise e
crude, senza lampi e lame, in un trascolorare, in un trapasso che rende la
consistenza e la forma di ogni oggetto ed insieme sembra abbracciarli.
Dolcezza, anch'essa di impronta veneta, che non conosce crudezza di contrasti,
ma un muoversi elegante, tra suoni, colori, paesaggi, in una tradizione di
amabilità e soavità leggera e riservata.
Ecco le incisioni di Favaro, anche quando è presente qualche
figura umana, anche quando realizza paesaggi, hanno questa fissità delle cose,
delle nature morte, questa sospensione e questa necessità di raccontare una
storia che solo occhi attenti sono in grado di decifrare per comprenderne ed
interiorizzarne la segreta e chiusa
poesia.
Mi piace concludere con una citazione del filosofo Remo Bodei, da "La vita
delle cose", Laterza 2009, alla quale mi associo: "Davanti alla rivelazione
dell' aeternitas, a vincere è la vita delle cose, assieme alla nostra e a
quella degli altri uomini. Tutto quanto ci coinvolge attraverso la conoscenza
affettiva delle res singulares ci libera, infatti, dal ricatto di quelle
istituzioni che fanno della caducità e della paura della morte uno strumento
politico e religioso di dominio".
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Il suo avvicinamento al mondo dell'arte
risale agli anni settanta quando inizia a dipingere. Sostenuto da lusinghieri
riscontri prosegue nel suo percorso finché, all'inizio degli anni ottanta, il suo interesse si
sposta verso le tecniche dell'incisione calcografica fino a farne in seguito la sua attività
prevalente.
Dopo un primo periodo di studio e di pratica si iscrive alla Scuola
Internazionale di Grafica di
Venezia dove frequenta i corsi di tecniche dell'incisione ed un corso
speciale per artisti
sotto la Guida di Nicola Sene.
Alla fine degli anni ottanta fa parte del Gruppo
di artisti fondatori dell'associazione "Atelier Aperto"
ed all'interno di questa ha modo di approfondire la
di artisti fondatori dell'associazione "Atelier Aperto"
ed all'interno di questa ha modo di approfondire la
ricerca e l'applicazione delle tecniche tradizionali, tra le quali privilegia l'uso dell'acquaforte
combinandola
spesso con l'acquatinta.
spesso con l'acquatinta.
Nello stesso periodo entra anche a far parte della schiera di artisti
del "Centro Artistico Culturale G. B. Piranesi" di Mogliano Veneto,
del quale attualmente ricopre la carica
di direttore della sezione grafica "Torchio Piranesi".
Dopo parecchi anni di lavoro ha modo, a partire dal 2000, di
trasmettere le proprie conoscenze
tenendo dei corsi di Tecniche dell'Incisione presso il "Circolo
Culturale Calcografico" di Mestre e presso il "Torchio Piranesi"
di Mogliano Veneto.
Dal 2008 fa parte dell'ALI (Associazione Liberi Incisori).
Dal 2013 fa parte dell'Associazione Nazionale Incisori
Contemporanei
Complimenti ed un grande in bocca al lupo!!!
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